DIRITTO BANCARIO

Sui tempi di conservazione del contratto di finanziamento

In giurisprudenza si discute sui tempi di conservazione del contratto di finanziamento da parte della banca. Secondo alcuni (Trib. Ravenna 6.6.2012; Trib. Taranto 17.9.2015; in arg. anche Trib. Sassari 21.12.2015 e Trib. Roma 10.4.2015), la banca è obbligata alla conservazione del contratto soltanto per dieci anni (ex art. 119 TUB) e successivamente non è consentito al giudice pronunciare l’inesistenza del contratto di finanziamento. Maggiormente persuasivo appare un altro orientamento (App. Milano 22.5.2012; Trib. Lecce 30.6.2014), in ragione del quale la banca è obbligata alla conservazione del contratto senza alcun limite temporale, non essendo applicabile al contratto quanto disposto dall’art. 119 TUB per la mera documentazione contabile bancaria: “il contratto di c/c bancario … costituisce prova scritta richiesta ad substantiam ed a…

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Usura: interessi moratori mai applicati e interesse ad agire

L’interesse ad agire è una condizione dell’azione, il cui difetto determina il rigetto della domanda (Cass. n. 2416/95), e sussiste nell’ipotesi in cui l’attore si affermi titolare di un diritto che necessita di tutela giurisdizionale. In particolare, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che l’interesse ad agire si identifica con il vantaggio che l’istante intende realizzare con la proposizione della domanda giudiziale (Cass. n. 8236/03 e Cass. n. 10036/15) e che il processo non può essere utilizzato solo in previsione di possibili effetti futuri pregiudizievoli per la parte, senza che sia precisato il risultato utile e concreto che essa intenda in tal modo conseguire (Cass. n. 9013/16), o in vista della soluzione in via di massima o accademica di una…

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La segnalazione ‘a sofferenza’ presso la Centrale rischi Bankitalia

Come noto, ai fini dell’appostazione a sofferenza di un nominativo presso la Centrale rischi della Banca d’Italia, l’intermediario è tenuto ad una delicata valutazione, che trae spunto dal protratto inadempimento del cliente, ma richiede di ponderare la complessiva situazione patrimoniale del debitore, la quale deve risultare caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile – sebbene non coincidente – con la condizione di insolvenza richiesta per la dichiarazione di fallimento dell’imprenditore commerciale (Cass. nn. 7958/2009, 12626/2010, 2309/2013, 15609/2014, 26361/2014, 1725/2015, 2913/2016). In sostanza, ai fini della segnalazione, rileva una nozione “levior” rispetto a quella della insolvenza fallimentare, così da concepire lo stato di insolvenza e le situazioni equiparabili in termini di valutazione negativa di una situazione patrimoniale apprezzata…

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Sulla rilevabilità d’ufficio della nullità della clausola anatocistica

Nell’ambito del contenzioso bancario, le domande prospettate dall’attore sono indirizzate ad ottenere la rideterminazione del saldo di conto corrente quale conseguenza dell’accertamento della nullità totale o parziale del contratto (ad es. clausole usurarie e anatocistiche). In linea di carattere generale, come chiarito dalle Sezioni Unite (Cass., SS.UU., n. 26242/2014 e n. 26243/2014), il giudice innanzi al quale sia stata proposta una domanda di nullità integrale del contratto deve rilevarne d’ufficio la sua nullità solo parziale, onde consentire alle parti di porre in essere un’espressa istanza di accertamento in tal senso. Nel dettaglio, “il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità contrattuale deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima diversa da quella allegata dall’istante, essendo…

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Invalidità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI

La Cassazione, con decisione del 12 dicembre 2017 n. 29810, ha sancito l’invalidità delle fideiussioni omnibus prestate a garanzia delle operazioni bancarie rilasciate in conformità allo schema contrattuale diffuso dall’ABI nel 2003. In particolare, è stata censurata la violazione della disciplina antitrust (Provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia in funzione di Autorità di tutela della concorrenza nel mercato bancario) in riferimento a clausole del seguente tenore: –  clausola di sopravvivenza: « qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate » (sono previsti obblighi in danno del fideiussore ulteriori e diversi rispetto a quelli di garanzia dell’adempimento delle obbligazioni assunte dal debitore in forza…

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Sulla c.d. ‘usura ‘in concreto’ (art. 644, comma 3, c.p.)

Il delitto di usura si configura non solo quando gli interessi pattuiti in relazione alla somma di denaro prestata siano superiori al tasso soglia stabilito dalla legge (c.d. “usura presunta”), ma anche quando l’agente ottiene da persone in difficoltà economica o finanziaria vantaggi sproporzionati rispetto all’opera prestata; sproporzione che deve essere valutata “in concreto” dal giudice, effettuando una comparazione tra i vantaggi effettivamente conseguiti e quelli ordinariamente correlati all’effettuazione delle prestazioni erogate. Il delitto di usura c.d. “in concreto” è dunque funzionale a sanzionare condotte di sfruttamento delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria della vittima attraverso l’induzione della stessa all’accettazione di condizioni contrattuali sproporzionate rispetto a quelle che caratterizzano il libero mercato (Cass. pen. 25.5.2017, n. 26214). Secondo la…

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Sulla clausola di determinazione degli interessi

In tema di contratti di mutuo e di conto corrente bancario, perché una convenzione relativa agli interessi sia validamente stipulata ai sensi dell’art. 1284, 3° co., c.c., che è norma imperativa, la stessa deve avere un contenuto assolutamente univoco e contenere la puntuale specificazione del tasso di interesse; ove il tasso convenuto sia variabile, è idoneo ai fini della sua precisa individuazione il riferimento a parametri fissati su scala nazionale alla stregua di accordi interbancari, mentre non sono sufficienti generici riferimenti, dai quali non emerga con sufficiente chiarezza quale previsione le parti abbiano inteso richiamare con la loro pattuizione (Cass. 22179/2015; Cass. 2072/2013; Cass. nn. 12276/2010, 2317/2007, 14684/2003; v. anche Trib. Udine 21.4.2017). La giurisprudenza di legittimità e di merito…

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Onere della prova, Istruzioni Bankitalia e fideiussione

Si segnala in allegato una recente decisione del Trib. Agrigento 31.1.2018, che offre una sintetica ricognizione di alcune questioni abitualmente al centro del contenzioso banca-cliente: – nel caso in cui sia il correntista ad agire per la ripetizione del debito (o con l’azione di accertamento negativo) nei confronti dell’istituto di credito per il recupero delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi usurari, incombe sullo stesso, ex art. art. 2697 c.c., l’onere di allegare e provare i fatti posti a base della domanda, vale a dire dimostrare l’esistenza di specifiche poste passive del conto corrente oggetto di causa, rispetto alle quali l’applicazione degli interessi usurari avrebbe determinato esborsi maggiori rispetto a quelli dovuti; – secondo l’orientamento consolidato della…

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Credito fondiario: due precisazioni della Cassazione

Secondo Cass. n. 17352/2017, il limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, è elemento essenziale del contenuto del contratto ed il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso, ferma restando la possibilità, tuttavia, di conversione in ordinario finanziamento ipotecario ove ne sussistano i relativi presupposti: “il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell’art. 38, secondo comma, del T.u.b. e della conseguente delibera del Cicr, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario; e poiché il detto limite è essenziale ai fini della qualificazione del finanziamento ipotecario come, appunto, “fondiario”, secondo l’ottica del legislatore, lo sconfinamento di esso conduce automaticamente alla nullità dell’intero contratto fondiario, salva…

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La CTU in materia bancaria: istruzioni per l’uso

Come noto, la consulenza tecnica d’ufficio non è un mezzo istruttorio in senso stretto ma rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, cui è rimessa la facoltà di valutarne la necessità o l’opportunità ai fini della decisione, nonché l’ambito di estensione (da ultimo Trib. Roma 24 gennaio 2018). La CTU può essere disposta solo per valutare fatti di cui sia già pacifica la dimostrazione e non può essere funzionale a soddisfare finalità esclusivamente esplorative: essa non può valere a eludere l’onere di allegazione e di prova incombente sulle parti processuali per la dimostrazione dei fatti posti a base delle pretese azionate, specie in un sistema processuale, come è il nostro, caratterizzato da preclusioni istruttorie. Ne consegue che la richiesta…

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