14 Febbraio 2023

Avvocati alla prova dell’Intelligenza Artificiale: ChatGPTapre una nuova era

di Mario Alberto Catarozzo - Coach, Formatore, Consulente – CEO di MYPlace Communications Scarica in PDF

Un’epoca in cui i cittadini avrebbero potuto creare da sé contratti, ricorsi e moduli sembrava lontano, se non impossibile. Invece è quello che potrebbe cominciare ad accadere nel prossimo futuro, sull’onda delle novità che sta portando con sé la nuova forma tecnologia rappresentata dal chatbot lanciato solo due mesi or sono dalla società OpenAI: ChatGPT.

IL FUTURO DELLA CONSULENZA LEGALE?

Sappiamo che la tecnologia chatbot esiste da tempo ed è rappresentata da software che sono in grado di dialogare con l’essere umano, fornendo risposte ai quesiti e producendo contenuti coerenti con le richieste umane. Il punto è che ChatGPT rappresenta un salto qualitativo notevole che l’intelligenza artificiale compie, con capacità di ragionamento, analisi e soluzioni creative mai viste prima.  Ora l’intelligenza artificiale simula in tutto e per tutto l’intelligenza umana, fornendo contenuti alla pari se non superiori. Certo, molti potrebbero obiettare, manca la parte emotiva dell’essere umano, la relazione, l’intuito e la capacità di andare oltre la mera risposta al quesito. È anche vero che da tempo sono in corso studi per colmare questi gap e potete stare certi che quanto prima la soluzione verrà trovata, rendendo praticamente indistinguibile la relazione umana e quella con l’intelligenza artificiale.
Questa prospettiva fa sognare alcuni e fa rabbrividire altri. Mi rendo conto che lo scenario è fantascientifico e che non siamo abituati ad immaginare, ma soprattutto considerare, questo come uno scenario “normale”, parte della quotidianità. Esattamente come le generazioni di avvocati prima dell’attuale non avrebbero mai creduto al fascicolo telematico, all’abbandono della carta (per non parlare della penna), alla relazione a distanza che avrebbe sostituito quella in presenza, alla pec, all’escussione dei testimoni in videoconferenza e alla pratica professionale da da remoto (come avvenuto durante la pandemia). Figuriamoci, poi, immaginare il giudice-robot e l’intelligenza artificiale emettere sentenze. Impossibile, diranno molti. Come impossibile sembrava solo pochi decenni or sono che lo studio legale sarebbe diventato una attività imprenditoriale, cosa che oggi è oramai acclarato, salvo qualche nostalgico dei tempi che furono, che non accetta l’evidenza dei fatti. Come sempre, non prendo posizioni in merito, ogni opinione è legittima, mi limito a portare la fotografia della realtà, per aiutare ciascuno a fare i debiti conti e non rimanere in uno scenario decontestualizzato.

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