13 aprile 2015

La capitalizzazione degli interessi debitori secondo la Cassazione.

di Fabio Fiorucci Scarica in PDF

La negazione dell’esistenza di usi normativi idonei a legittimare la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori (Cass. n. 2374/1999; Cass. n. 3096/1999; Cass. n. 12507/1999), ha indotto la giurisprudenza ad interrogarsi circa la presenza di consuetudini in grado di giustificare l’anatocismo su altre basi temporali.

      Esclusa l’esistenza di usi normativi in ordine ad una capitalizzazione da operare su base annuale (cfr. Cass. n. 20172/2013; Cass., Sez. U., n. 24418/ 2010; Cass. n. 6187/2005), anche l’ipotesi della capitalizzazione semestrale, da fondarsi eventualmente sull’applicazione dell’art. 1831 cod. civ. al contratto di conto corrente bancario, è stata esclusa, sicchè deve ritenersi che gli interessi a debito del correntista debbano essere calcolati senza alcuna forma di capitalizzazione.

      Nel solco di questa conclusione si pone, da ultimo, Cass. n. 15135/2014, che ha ribadito l’inapplicabilità, al contratto di conto corrente bancario, dell’art. 1831 c.c., dettato in materia di conto corrente ordinario, sia perchè il primo si presenta diverso per struttura e funzione, sia perchè la predetta norma non è tra quelle specificamente richiamate dall’art. 1857 c.c.; ne consegue che, in tema di anatocismo, il rapporto di conto corrente bancario resta soggetto ai principi generali di cui all’art. 1283 c.c.

      La Suprema Corte ha altresì affermato che la nullità della clausola di capitalizzazione (trimestrale) degli interessi dovuti dal cliente sul saldo passivo, in quanto stipulata in violazione dell’art. 1283 c.c., è rilevabile d’ufficio ex art. 1421 c.c., anche in sede di gravame, qualora vi sia contestazione sul titolo posto a fondamento della domanda degli interessi anatocistici, rientrando nei compiti del giudice l’indagine in ordine alla sussistenza delle condizioni dell’azione (Cass. n. 23656/2011; Cass. n. 23974/2010; v. anche Cass., Sez. Un., n. 21095/2004).