DIRITTO D'IMPRESA

Accertamenti alle sportive: la forma non deve prevalere sulla sostanza

Il contenuto di una recente decisione della Commissione tributaria provinciale di Treviso (sezione V sentenza 13.09.2016 n. 340) ci consente di fare qualche riflessione sul disconoscimento al diritto di utilizzare determinate agevolazioni fiscali evidenziato, in sede di accertamento, dalla Agenzia delle entrate. Le contestazioni della Agenzia riguardavano: le modalità di tenuta dei libri delle delibere assembleari e del consiglio direttivo e le verbalizzazioni relative; il mancato rispetto dell’obbligo di indicazione della denominazione sociale dilettantistica nellecomunicazioni rivolte al pubblico; movimentazioni finanziarie sopra la soglia degli euro 516,82. Da ciò l’Ufficio faceva conseguire la decadenza delle agevolazioni di cui alla L. 398/1991, la ricostruzione di costi e ricavi sia ai fini dei redditi che dell’Iva così rideterminata oltre alla irrogazione delle sanzioni e degli interessi di legge. Il Giudicante analizza compiutamente le osservazioni dell’Agenzia e giunge ad una serie di conclusioni del…

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Quello tra amministratore e società non è un rapporto para-subordinato:in caso di pignoramento del compenso, non si applica il limite del “quinto”.

La qualificazione giuridica del rapporto “amministratore-società” rappresenta argomento da sempre controverso che, particolarmente dopo la riforma societaria del 2003, ha alimentato un vero e proprio contrasto giurisprudenziale. Da poco più di un mese le Sezioni Unite vi hanno finalmente posto rimedio (o almeno hanno gettato le basi per una sua definitiva composizione): rovesciando, infatti, l’impostazione tradizionale che “faceva giurisprudenza” da più di un ventennio (salvo, appunto, talune “deviazioni”), le Sezioni Unite con la sentenza n. 1545, del 20 gennaio 2017 hanno chiarito che il rapporto tra società ed amministratore va, ora, ricondotto nell’alveo dei rapporti societari propriamente detti “perché serve ad assicurare l’agire della società, non [essendo quindi] assimilabile (…) né ad un contratto d’opera (…) né tanto meno ad…

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Rafforzata la tutela delle microimprese da prassi commerciali scorrette nei rapporti con altre imprese

L’art. art. 7, comma 1, D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 2012, n. 27, ha introdotto nel codice del consumo le «microimprese», estendendo a loro la disciplina delle prassi commerciali scorrette, ora applicabili anche ai rapporti tra operatori professionali e «microimprese». La definizione di microimpresa si trova all’art. 18, lett. d-bis) del codice del consumo, dove per “microimprese” si intendono le “entità, società o associazioni che, a prescindere dalla forma giuridica, esercitano un’attività economica, anche a titolo individuale o familiare, occupando meno di dieci persone e realizzando un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a due milioni di euro, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 3, dell’allegato alla raccomandazione n….

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Considerazioni sul registro Coni e sugli statuti delle SSD

Un recente pronunciamento del Consiglio Nazionale del Coni (delibera n. 1566 del 20 dicembre 2016 avente ad oggetto: “Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche-Elenco discipline sportive ammissibili”) offre motivo per tornare a parlare del registro Coni delle società e associazioni sportive dilettantistiche e delle novità che si prospettano per questo 2017. Il Coni ha individuato 396 discipline (almeno al momento, altre 80 stanno “bussando” alla porta) che, ad oggi, possono ritenersi attività sportive riconosciute e prevede che possano essere iscritte al registro Coni (con conseguente applicazione delle agevolazioni fiscali e previdenziali ad esso connesse) soltanto quelle associazioni o società sportive dilettantistiche che dichiarano di svolgere quelle specialità inserite nell’elenco. Il Coni, infatti, ha ritenuto di dover adottare ogni misura “tesa alla corretta individuazione dei soggetti che,…

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Spetta all’ente dimostrare l’effettiva idoneità del Modello 231

Ancora una volta, la Cassazione, con la sentenza n. 28557 dell’8 luglio 2016, torna a pronunciarsi su un episodio di infortunio sul lavoro, sviscerando le problematiche circa i profili di responsabilità del datore di lavoro e ponendo l’attenzione sulla necessità di implementare un sistema di prevenzione idoneo a salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro. In tali ipotesi è inevitabile interrogarsi se sia attribuibile all’Ente una responsabilità penale ex D.Lgs. 231/2001 per non aver adottato tutte le precauzioni necessarie allo scopo di prevenire il verificarsi a suo interesse o vantaggio, dei reati di omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commessi in violazione delle norme poste a tutela della salute e sicurezza sul lavoro di cui all’articolo 25 septies del citato decreto. Nel caso…

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Compensi amministratori sproporzionati e sindacato del Fisco

La Cassazione, con sentenza 24379 dello scorso 30.11.2016, torna sulla tormentata vicenda della possibilità, per l’Amministrazione finanziaria, di sindacare l’ammontare del compenso amministratori, disconoscendone (in tutto o in parte) la deducibilità, ove ritenuto sproporzionato. La tematica è specificamente riferita al compenso, ma può essere tranquillamente estesa anche ad altri componenti negativi, secondo un più ampio ragionamento: l’inerenza di un costo, va valutata esclusivamente sotto l’aspetto qualitativo oppure quantitativo? Ed ancora, ove si condividesse il secondo approccio, il sindacato del Fisco può, di fatto, sconfinare in una sorta di intromissione nelle scelte gestionali dell’impresa? Accenniamo subito al fatto che la Suprema Corte, nella citata pronuncia, accoglie il ricorso dell’Agenzia delle entrate che aveva censurato la deducibilità di un compenso amministratore di una società, per il semplice fatto che (nell’annualità interessata) lo…

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Sequestro a maglie larghe

La sentenza della Cassazione n. 39767, depositata all’esito dell’udienza dello scorso 21 luglio 2016, costituisce l’occasione per tornare sulla delicata questione della sfera di applicazione del sequestro, nella fattispecie finalizzata alla confisca di prevenzione patrimoniale. La vicenda riguarda una ordinanza pronunciata dal Tribunale di Napoli con la quale era stata rigettata la richiesta di riesame proposta dal legale rappresentante di una Srl avente sede nella Repubblica di San Marino. L’ordinanza riguarda il sequestro preventivo di due immobili siti in Napoli ed emessa dal G.i.p. in relazione all’articolo 12-sexies della L. 356/1992. Il Tribunale rilevava che uno degli imputati aveva reso dichiarazioni auto ed etero accusatorie, affermando di aver acquistato i beni immobili di cui sopra, intestandoli dapprima a congiunti – moglie e cognato -, e successivamente alla Srl…

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Third Party Litigation Funding: un’allettante opportunità per garantire l’accesso alla giustizia

La situazione di contingenza economica che da qualche anno attanaglia individui, imprese e governi, e l’aumento globale e generalizzato delle spese di giustizia, non potevano che avere delle conseguenze anche sulle modalità con cui vengono finanziate le controversie. È così che negli ultimi anni, soprattutto nei paesi anglosassoni ma non solo, si stanno diffondendo delle vere e proprie pratiche di finanziamento del contenzioso da parte di terzo, in cui delle entità non parti in causa sostengono i costi e i rischi delle controversie in luogo della parte originaria, talvolta addirittura succedendo nella titolarità del credito conteso e del relativo diritto ad agire, in cambio della partecipazione finanziaria nei risultati delle stesse, in solo caso di vittoria. La maggior parte degli…

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L’accertamento dei partecipanti all’assemblea è elemento essenziale ai fini della validità della delibera e deve risultare dal verbale o da un documento correttamente allegato

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 603 del 12 gennaio 2017 contribuisce a fare (definitiva) chiarezza su due aspetti di sicura rilevanza pratica: da un lato, puntualizza a quali condizioni un documento può – in senso proprio e, cioè, nel senso voluto dall’art. 2375, c.c. – essere considerato “allegato” al verbale; dall’altro, ribadisce che l’indicazione dei soggetti presenti in assemblea (e – aggiungiamo – delle relative espressioni di voto) è elemento essenziale ai fini della completezza del verbale e, quindi, della tenuta delle relative deliberazioni. La vicenda su cui la Corte si è pronunciata trae origine dall’impugnativa di due differenti delibere assembleari (di nomina dell’amministratore e di approvazione del bilancio) in quanto il testo dei  relativi verbali non…

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Recenti precisazioni della Suprema Corte di Cassazione in merito all’annullabilità delle delibere assembleari

Quasi  “in sordina “, la  Seconda Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n.23903, pubblicata il 23 novembre 2016 (relatore Antonio Scarpa), ha affrontato una serie di questioni sulla validità delle delibere assembleari, traendo spunto dalla censura sottopostale: se nel verbale di assemblea, ai fini della validità della delibera  occorre o meno dare conto non solo del cognome del condomino (assenziente, dissenziente, astenuto e della quota millesimale), ma anche del suo nome proprio di battesimo… La vicenda portata all’attenzione della Corte traeva origine dall’impugnazione proposta da un  “bellicoso” condomino nei confronti della compagine condominiale, rispettivamente avverso n.2 sentenze  pronunziate dalla Corte di Appello di Torino, in esito a distinte impugnazioni di due differenti verbali di altrettanto distinte…

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