Diritto del Lavoro

No alla ripetizione delle somme percepite dal dipendente

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 11 gennaio 2019, n. 517 Riforma della sentenza di condanna – Ripetizione delle somme percepite dal lavoratore – A lordo delle ritenute fiscali – Esclusione – Indebito contributivo – Legittimazione esclusiva del datore di lavoro – Sussistenza. MASSIMA In caso di riforma della sentenza di condanna l’impresa non può pretendere di ripetere dal dipendente le somme al lordo delle ritenute fiscali. Per quanto riguarda invece l’indebito contributivo, l’azienda è l’unica legittimata a chiedere all’istituto di previdenza il rimborso comprensivo anche per la parte a carico dei lavoratori. COMMENTO La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro proposto contro una dipendente nei confronti della quale aveva inizialmente ottenuto un decreto ingiuntivo per la…

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Legittimo il giustificato motivo oggettivo volto a migliorare l’efficienza gestionale dell’azienda

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 18 gennaio 2019, n. 1377 Licenziamento individuale – Discriminazione – Giustificato motivo oggettivo – Soppressione del posto di lavoro – Crisi aziendale MASSIMA Affinché risulti legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare, poiché risulta sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo. Tale mutamento deve avvenire attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa e non con una generica riduzione di personale con mansioni fungibili; se sussistono i suddetti requisiti il recesso della neo-mamma non è affatto discriminatorio, ma legittimato dal giustificato motivo oggettivo. COMMENTO Il Tribunale dichiarava la nullità…

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Appalto: il principio di solidarietà esonera il lavoratore dall’onere della prova

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 15 gennaio 2019, n. 834 Appalto – Interposizioni fittizia – Stipendi e contributi – Committente – Subappaltatore – Principio solidarietà – Effetti MASSIMA L’art. 29, comma 2 del D.lgs. n. 276 del 2003, disciplina il principio di solidarietà tra committente, appaltatore e subappaltatore. Tale principio garantisce al lavoratore che gli stipendi e i contributi sono dovuti in relazione all’appalto cui il medesimo ha personalmente dedicato le proprie energie lavorative. Inoltre, esonera il lavoratore dall’onere di provare l’entità dei debiti gravanti su ciascuna delle società appaltatrici convenute in giudizio. COMMENTO Il Tribunale di Alessandria rigettava il ricorso proposto del lavoratore il quale chiedeva la condanna in solido del committente e degli appaltatori per il mancato pagamento delle retribuzioni…

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Raggiungimento dell’età pensionabile: il datore di lavoro deve rispettare il preavviso

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 11 gennaio 2019, n. 521 Rapporto di lavoro – Raggiungimento dell’età pensionabile – Obbligo di rispettare il preavviso – Sussistenza MASSIMA Nei contratti di lavoro di natura privatistica, la risoluzione del rapporto lavorativo per raggiungimento dell’età pensionabile impone al datore di lavoro il rispetto dell’obbligo del preavviso. La tipicità e la tassatività delle cause di estinzione del rapporto escludono risoluzioni automatiche al compimento di determinate età ovvero con il raggiungimento dei requisiti pensionistici. In mancanza della comunicazione scritta del preavviso, la società è tenuta al pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso. COMMENTO La Corte di Appello dell’Aquila ha accolto l’appello del lavoratore. Riformando parzialmente la sentenza di primo grado la Corte territoriale, da una parte, ha confermato…

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Infortunio sul lavoro

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 18 dicembre 2018, n. 32714 Infortunio sul lavoro – prova inadempimento datoriale qualificato – produzione del danno – doveri di sicurezza MASSIMA A seguito di un infortunio sul lavoro, il dipendente che agisce nei confronti del proprio datore di lavoro deve fornire l’allegazione dell’inadempimento datoriale qualificato, ossia quello astrattamente efficiente alla produzione del danno e di conseguenza rappresentativo di una condotta contraria ai doveri di sicurezza imposti ex lege. COMMENTO La Corte di Appello di Napoli, confermando la pronuncia del Tribunale, ha respinto la domanda di risarcimento proposta dal dipendente nei confronti della Società datrice di lavoro per un infortunio sul lavoro, che aveva provocato una forte folgorazione al dipendente. La Corte ha rilevato che…

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Il reclamo nel rito lavoro

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 4 gennaio 2019, n. 83 Rito lavoro – rito Fornero – reclamo – impugnazione – termini – comunicazione – posta elettronica certificata MASSIMA La L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 58, prevede espressamente che, contro la sentenza che decide sul ricorso in opposizione è ammesso reclamo davanti alla corte d’appello, “da depositare, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla comunicazione, o dalla notificazione se anteriore”. La comunicazione menzionata nella disposizione è quella effettuata dalla cancelleria a mente dell’art. 133 c.p.c., comma 2, mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza che può essere, ai sensi dell’art. 136 c.p.c., comma 2, consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne rilascia ricevuta, ovvero trasmesso a…

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Cessione del ramo d’azienda

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 18 dicembre 2018, n. 32701 Contratto a tempo indeterminato – conversione – cessione del ramo d’azienda – trasferimento del solo personale MASSIMA Sussiste la cessione del ramo d’azienda anche nelle ipotesi in cui il trasferimento abbia per oggetto soltanto il personale. In determinati settori produttivi nei quali l’attività è fondata essenzialmente sulla manodopera, la compagine dei lavoratori che cambia datore si può configurare come entità economica organizzata, che consente al cessionario di proseguire nell’impresa. La società subentrante è condannata a riammettere in servizio i lavoratori e a corrispondere loro l’indennità di cui all’art. 32 della Legge 183/2010 in misura pari a nove mensilità dall’ultima retribuzione globale di fatto. COMMENTO Bocciato anche in Cassazione il ricorso…

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Licenziamento per riduzione di personale

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 10 dicembre 2018, n. 31872 Licenziamento collettivo – criteri di scelta – alta specializzazione – idoneità – sussiste MASSIMA In materia di licenziamenti per riduzione di personale, l’accordo sindacale raggiunto al termine della procedura di cui all’art. 4, commi 5-7, della L. n. 223/1991 legittimamente contiene i criteri di scelta più idonei, nella specifica realtà aziendale data, al fine della migliore individuazione degli esuberi, prevalendo tali criteri su quelli di legge. Qualora dunque la realtà produttiva aziendale sia caratterizzata da una particolare (e delicata) specializzazione, il criterio di scelta individuato proprio nell’alta specializzazione dei soggetti interessati dalla procedura non può ritenersi di per sé generico o arbitrario, dovendo essere valutato nel peculiare e delicato contesto…

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Anche per la carica dirigenziale occorre l’eterodirezione

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 19 novembre 2018, n. 29761 Professionista – Supervisione e perfezionamento dei contratti aziendali – Controllo successivo del datore – Insussistenza – Esercizio del potere di eterodirezione – Subordinazione – Non sussiste MASSIMA Si esclude la natura subordinata del rapporto di lavoro per il professionista che si occupa della supervisione e della stipula dei contratti aziendali, laddove non sia assoggettato, neanche in forma lieve o attenuata, alle direttive, agli ordini e ai controlli del datore di lavoro, nonché al coordinamento dell’attività lavorativa in funzione dell’assetto organizzativo aziendale, come invece avviene per il dirigente. COMMENTO Bocciato in tutti i gradi del giudizio il ricorso del lavoratore che rivendicava l’inquadramento dirigenziale sulla base del CCNL terziario. Il ricorrente ricopriva varie…

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Esecuzione del patto di prova

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 3 dicembre 2018, n. 31159 Patto di prova – mansioni svolte diverse da quelle concordate – illegittimità del patto – tutela risarcitoria MASSIMA La mancata corretta esecuzione del valido patto di prova svolge i suoi effetti sul piano dell’inadempimento senza generare una nullità non prevista. Non determina, quindi, automaticamente la “conversione” in un rapporto a tempo indeterminato, bensì, come ogni altro inadempimento, la richiesta del creditore di esecuzione del patto o di risarcimento del danno. COMMENTO Nella sentenza impugnata, secondo la Corte d’Appello, lo svolgimento di mansioni diverse da quelle indicate nel patto di prova comportava che il recesso esercitato dal datore di lavoro per mancato superamento della prova dovesse essere dichiarato illegittimo, con conseguente…

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