DIRITTO DEL LAVORO

Licenziamento per giusta causa del dipendente in malattia

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 10 febbraio 2017, n. 3630 Licenziamento – giusta causa – dipendente in malattia – sorpreso a lavorare nell’azienda di famiglia – sussiste MASSIMA Deve ritenersi legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente che mentre si trova in malattia è sorpreso dall’investigatore privato ingaggiato dal datore a lavorare nell’azienda di famiglia dovendosi ritenere leso in modo irrimediabile il vincolo fiduciario, anche in ragione del carattere doloso desumibile dalla prima negazione dei fatti, laddove il giudice del merito ha effettuato una valutazione complessiva della condotta anti doverosa senza limitarsi alla considerazione dell’incidenza dell’attività lavorativa sui tempi di guarigione COMMENTO La questione oggetto di commento riguarda il licenziamento per giusta causa di un lavoratore che, assente dal…

Continua a leggere...

Lavoro pubblico: il danno da demansionamento

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 26 gennaio 2017, n. 2011 Pubblico impiego – attribuzione di mansioni equivalenti – contrattazione collettiva – demansionamento – professionalità acquisita – rilevanza – non sussiste MASSIMA Deve ritenersi condizione necessaria e sufficiente affinché le mansioni possano essere considerate equivalenti è la mera previsione in tal senso da parte della contrattazione collettiva, indipendentemente dalla professionalità acquisita, evidentemente ritenendosi che il riferimento all’aspetto, necessariamente soggettivo, di professionalità acquisita, mal si concili con le esigenze di certezza, di corrispondenza tra mansioni e posto in organico, alla stregua dello schematismo che ancora connota e caratterizza il rapporto di lavoro pubblico. COMMENTO La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si pronuncia in merito alla sussistenza di un danno da…

Continua a leggere...

Il contenuto dell’obbligo di fedeltà a carico del lavoratore

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 7 febbraio 2017, n. 3186 MASSIMA L’obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato ha un contenuto più ampio rispetto ai divieti espressamente previsti dall’art. 2015 c.c., perché detta norma deve essere integrata con gli artt. 1175 e 1375 c.c., che impongono correttezza e buona fede anche nei comportamenti extra lavorativi. Il lavoratore, dunque, è tenuto ad astenersi da qualsiasi condotta che risulti in contrasto con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa o crei conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto. COMMENTO Nel caso concreto oggetto di causa, il dipendente era stato licenziato per giusta causa…

Continua a leggere...

La revoca del credito di imposta

Cass. Civ., sezione V, 24 novembre 2016, n. 23989. Credito di imposta – Bonus per nuove assunzioni – Sanzioni per violazione di norme in tema di sicurezza e salute dei lavoratori – Revoca solo in caso di superamento dell’importo di 2.582,28 – Non sussiste. MASSIMA Deve ritenersi che una corretta lettura della norma di cui alla legge 388/2000, articolo 7, comma 7, imponga di ritenere che il superamento dell’importo di euro 2.582,28 sia contemplato per le sole violazioni non formali alla normativa fiscale e contributiva in tema di lavoro dipendente, avuto riguardo alle fattispecie di cu all’incipit della disposizione e non anche alle violazioni alla normativa sulla salute e sicurezza dei lavoratori, in ordine alle quale si prescinde dall’entità della…

Continua a leggere...

Il regolamento di competenza

Corte di Cassazione, Sezione Sesta Civile, 12 ottobre 2016, n. 20571 Licenziamento – Ricorso – Ordinanza emessa nella fase sommaria – Regolamento di competenza – Sussiste. MASSIMA Deve essere affermata la ammissibilità del ricorso per regolamento di competenza avverso l’ordinanza emessa nella fase sommaria del rito Fornero dovendosi osservare che essa è dotata di stabilità e, pertanto, non sussistendo le ragioni che inducono a negare l’ammissibilità del regolamento di competenza emesso nel caso di procedimenti cautelari, laddove invece un provvedimento declinatorio della competenza in sede cautelare, in quanto caratterizzato dalla provvisorietà e dalla riproponibilità illimitata, non può essere oggetto di una procedura di regolamento atteso che l’eventuale decisione, pronunciata in esito al procedimento disciplinato dall’art. 47 c.p.c., sarebbe priva del…

Continua a leggere...

I controlli difensivi

Controlli difensivi – Telecamera installata sopra la cassaforte – Dipendente ripreso a rubare denaro – Legittimità dell’installazione – Sussiste MASSIMA Non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2 Statuto dei Lavoratori l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e la riservatezza dei lavoratori. COMMENTO Nel caso in commento la Corte di Appello di Torino, in riforma della decisione del Giudice di prime cure, ha rilevato l’illegittimità del licenziamento intimato ad una lavoratrice sorpresa a sottrarre denaro dalla cassaforte aziendale dalla telecamera ivi posizionata. In particolare, sul presupposto che l’installazione dell’impianto audiovisivo, pur…

Continua a leggere...

L’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute dall’interessato prima della fine del suo rapporto di lavoro

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Quarta Sezione, 20 luglio 2016, C-341/15 Politica sociale – Direttiva 2003/88/CE – Articolo 7 – Diritto alle ferie annuali retribuite – Collocamento a riposo su richiesta dell’interessato – Lavoratore che non ha usufruito di tutte le ferie annuali retribuite prima della fine del suo rapporto di lavoro – Normativa nazionale che esclude l’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute – Congedo per malattia – Dipendenti pubblici. MASSIMA L’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che: esso osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che priva del diritto all’indennità…

Continua a leggere...

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 7 dicembre 2016, n. 25192 Licenziamento – Giustificato motivo oggettivo – Soppressione del posto di lavoro – Posizioni omogenee – Criteri – L. 223/1991 – Altri parametri MASSIMA Quando il giustificato motivo oggettivo si identifica nella soppressione di un posto di lavoro in presenza di più posizioni fungibili, in quanto occupate da lavoratori con professionalità sostanzialmente omogenee, non essendo utilizzabile il criterio dell’impossibilità di repêchage, il datore di lavoro deve improntare l’individuazione del soggetto da licenziare il datore ai principi di correttezza e buona fede, ai sensi dell’art. 1175 c.c. in tale contesto, l’art. 5 l. 223/91 offre uno standard idoneo ad assicurare che la scelta sia conforme a tale canone; tuttavia, non può escludersi l’utilizzabilità…

Continua a leggere...

Licenziamento disciplinare

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 7 dicembre 2016, n. 25189 Licenziamento disciplinare – Giustificazioni lavoratore – Mancata convocazione – Legge Fornero – Risarcimento – Non sussiste reintegra MASSIMA È risarcito ma non reintegrato il lavoratore licenziato per motivi disciplinari anche se il datore non lo convoca per ascoltare le sue giustificazioni. COMMENTO Con la pronuncia in commento la Suprema Corte ha sancito che vada solo risarcito e non reintegrato il dipendente licenziato per motivi disciplinari che non sia stato convocato per offrire le sue giustificazioni.  Nella specie, il Tribunale respingeva il ricorso di un lavoratore dichiarando la sussistenza del giustificato motivo soggettivo del licenziamento intimato per inosservanza dell’orario di lavoro, comportamento scorretto verso i superiori e inesatta esecuzione del servizio. Detta…

Continua a leggere...

Il ritardo (abnorme) nella contestazione disciplinare dà diritto alla reintegrazione

Cass. civ., sez. lav., 31 gennaio 2017, n. 2513  Licenziamento disciplinare – Tardività della contestazione – Ritardo abnorme – Diritto alla tutela reintegratoria – Sussiste (anche se l’illecito è permanente) 1. La fattispecie concreta  La pronuncia della Corte di Cassazione prende le mosse dal ricorso proposto dalla società datrice di lavoro per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Roma che, in riforma della sentenza del Tribunale di Cassino, aveva accolto l’appello della lavoratrice, dichiarando l’illegittimità del licenziamento disciplinare intimato a quest’ultima, con condanna alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento di un’indennità risarcitoria di dodici mensilità. L’illecito disciplinare che aveva dato luogo al licenziamento consisteva nell’assenza ingiustificata della lavoratrice, che aveva rifiutato il 19 aprile 2012…

Continua a leggere...