DIRITTO DEL LAVORO

Durata massima dell’orario di lavoro

Corte Costituzionale, 12 aprile 2017, n. 72 Orario di lavoro – Durata massima e riposi giornalieri – Personale sanitario – Ordinamento civile – Riparto di competenze – Competenza statale.  MASSIMA In riferimento al riparto di competenze, è incostituzionale, perché lesiva della competenza legislativa statale di cui all’art. 117, secondo comma, lettera l) Cost., la legge regionale che deroga alle disposizioni statali in materia di durata massima dell’orario di lavoro e di riposi giornalieri del personale pubblico sanitario.  COMMENTO Nella sentenza in commento, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1, lettere a) e c) della legge della Regione Basilicata 26 novembre 2015 n.53 perché in contrasto con l’art. 117, comma secondo, lettera l) Cost. In particolare, la…

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Annullamento per violenza morale delle dimissioni rassegnate dal lavoratore

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 23 marzo 2017, n. 7523 Dimissioni – violenza morale – condotta intimidatoria oggettivamente ingiusta – necessità – sussiste – minaccia di licenziamento per giusta causa e di azione risarcitoria – plausibilità per la gravità dei fatti – validità – sussiste MASSIMA Le dimissioni rassegnate dal lavoratore sono annullabili per violenza morale ove siano determinate da una condotta intimidatoria, oggettivamente ingiusta, tale da costituire una decisiva coazione psicologica: con accertamento da parte del giudice di merito incensurabile in Cassazione se motivato in modo sufficiente e non contraddittorio, risolvendosi in un giudizio di fatto: ne consegue che sono valide le dimissioni del dipendente rassegnate sotto la minaccia di un licenziamento per giusta causa e di azione…

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La prova del danno da demansionamento

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 12 aprile 2017, n. 9380 Demansionamento – Mobbing – Risarcimento – Non sussiste MASSIMA Deve ritenersi che, nonostante la dequalificazione accertata che dà diritto al lavoratore a ottenere le differenze retributive con l’inquadramento al livello superiore, debbano essere esclusi il danno da mobbing, perché non è dimostrato che gli atti accertati fossero diretti a perseguitare o emarginare il dipendente, e il danno da demansionamento, laddove, pur trattandosi di pregiudizio in astratto ipotizzabile rispetto alla sfera della professionalità, per effetto del riconosciuto demansionamento, deve rilevarsi la mancanza di specifiche allegazioni sul punto, di guisa che non possono neppure configurarsi gli estremi di utili presunzioni. COMMENTO L’art. 2087 c.c. dispone che “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa…

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Licenziamento per motivi disciplinari

Licenziamento – giustificato motivo soggettivo – manomissione registro presenze/assenza – ferie – condotta con dolo – sussiste MASSIMA Sussiste il licenziamento per giustificato motivo soggettivo del lavoratore che, per ritorsione nei confronti del datore, restio a accordargli alcune pretese economiche, manomette il sistema informatico e registra la presenza quando, in realtà, si trova in ferie. COMMENTO Con la pronuncia in oggetto, la Corte di Cassazione si è espressa sulla legittimità del licenziamento per motivi disciplinari intimato da una Banca al proprio dipendente il quale, durante l’assenza per ferie, aveva manualmente inserito nel sistema informatico la propria presenza sul posto di lavoro per 5 giorni. I Giudici del merito avevano, infatti, ritenuto legittima la sanzione espulsiva: il loro convincimento si era…

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La qualificazione del rapporto di lavoro

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 28 marzo 2017, n. 7925 Lavoro subordinato – Attività economica, di produzione o scambio di beni o servizi – Scopo di lucro – Prestazioni – Presunzioni – Qualificazione MASSIMA L’accertamento, da una parte, dell’esercizio professionale di un’attività economica, di produzione o scambio di beni o servizi, con organizzazione propria di mezzi e con uno scopo di lucro, e, dall’altra, dell’effettuazione di prestazioni oggettivamente configurabili come di lavoro subordinato, queste devono presumersi effettuate a titolo oneroso, salva la prova che le prestazioni stesse siano caratterizzate da gratuità. COMMENTO Un’impresa impugna la sentenza con cui la Corte d’Appello ha rigettato il suo ricorso avverso le ordinanze-ingiunzioni emesse dall’INPS per omessi contributi a seguito dell’accertamento ispettivo dell’esistenza di rapporti…

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Legittimità del licenziamento disciplinare per violazione delle regole aziendali

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 29 marzo 2017, n. 8136 Licenziamento disciplinare – incolpato apprende del suo licenziamento – Prima del termine per presentare le sue contro – Legittimità – Sussiste MASSIMA Deve ritenersi legittimo il licenziamento disciplinare inflitto al dipendente che pure è venuto a conoscenza dell’intento espulsivo del datore prima che quest’ultimo esaminasse le sue controdeduzioni depositate in qualità di incolpato, dovendosi ritenere che il licenziamento è atto recettizio nei confronti del lavoratore e in quanto tale produttivo di effetti soltanto dal momento in cui perviene all’indirizzo del destinatario: ne consegue che l’essere stato preannunciato ad un terzo con messaggio confidenziale solo a lui indirizzato e non destinato anche al lavoratore non può farlo considerare come già perfezionatosi…

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Processo del lavoro: profili di nullità del licenziamento

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 24 marzo 2017, n. 7687 Licenziamento – nullità – profili non dedotti dalla parte – rilevabilità d’ufficio – non sussiste MASSIMA Deve escludersi la rilevabilità d’ufficio di profili di nullità del licenziamento non dedotti dalla parte, posto che, in un sistema processuale fondato sul principio della domanda e sul conseguente divieto di ultrapetizione, non si giustificherebbe diversamente la previsione dell’articolo 18, comma 7, della legge 300/70, come modificato dalla legge 92 del 2012, e dell’articolo 4 del decreto legislativo 23/2015, nella parte in cui fanno riferimento all’applicazione delle tutele previste per il licenziamento discriminatorio (quindi affetto da nullità) «sulla base della domanda formulata dal lavoratore», dovendosi ritenere che i recenti interventi normativi, nel ridurre…

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Ruolo e funzioni degli addetti alla vigilanza presso gli ispettorati del lavoro

Cass. civ., Sezione Lavoro, 13 gennaio 2017, n.801. Ispettore del lavoro – addetto alla vigilanza presso gli ispettorati del lavoro – contravvenzioni vizi procedurali – non sussiste MASSIMA Il D.L. n. 463 del 1983, art. 3, convertito in L. n. 638 del 1983, conferisce agli addetti alla vigilanza presso gli Ispettorati del lavoro le stesse funzioni degli ispettori del lavoro ad eccezione della funzione di contestare contravvenzioni. Tale eccezione deve intendersi riferita non già alla funzione di contestazione in sè, di illeciti penali o amministrativi, ma alla sola funzione di contestazione di contravvenzioni propriamente dette, ossia di contestazione dei reati puniti con le pene dell’arresto e/o dell’ammenda ( art. 17 c.p. ); per l’effetto, gli addetti alla vigilanza presso gli…

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Licenziamento per giusta causa del dipendente in malattia

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, 10 febbraio 2017, n. 3630 Licenziamento – giusta causa – dipendente in malattia – sorpreso a lavorare nell’azienda di famiglia – sussiste MASSIMA Deve ritenersi legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente che mentre si trova in malattia è sorpreso dall’investigatore privato ingaggiato dal datore a lavorare nell’azienda di famiglia dovendosi ritenere leso in modo irrimediabile il vincolo fiduciario, anche in ragione del carattere doloso desumibile dalla prima negazione dei fatti, laddove il giudice del merito ha effettuato una valutazione complessiva della condotta anti doverosa senza limitarsi alla considerazione dell’incidenza dell’attività lavorativa sui tempi di guarigione COMMENTO La questione oggetto di commento riguarda il licenziamento per giusta causa di un lavoratore che, assente dal…

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Lavoro pubblico: il danno da demansionamento

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 26 gennaio 2017, n. 2011 Pubblico impiego – attribuzione di mansioni equivalenti – contrattazione collettiva – demansionamento – professionalità acquisita – rilevanza – non sussiste MASSIMA Deve ritenersi condizione necessaria e sufficiente affinché le mansioni possano essere considerate equivalenti è la mera previsione in tal senso da parte della contrattazione collettiva, indipendentemente dalla professionalità acquisita, evidentemente ritenendosi che il riferimento all’aspetto, necessariamente soggettivo, di professionalità acquisita, mal si concili con le esigenze di certezza, di corrispondenza tra mansioni e posto in organico, alla stregua dello schematismo che ancora connota e caratterizza il rapporto di lavoro pubblico. COMMENTO La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si pronuncia in merito alla sussistenza di un danno da…

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